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ieri, 3 maggio 201,  il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ex Procuratore Anti mafia, in una intervista rilasciata a SkyTG24 (http://video.sky.it/news/politica/grasso_a_skytg24_serve_rapidita_nelle_leggi_per_il_lavoro/v158172.vid) conferma, come molti politici,  di aver poco chiaro cosa sia Internet ed il web. Prima parla di difficoltà a tracciare azioni criminali effettaute da server dislocati in paesi ostili,  di una globalizzazione che non consente il perseguimento dei reati e poi, come se avessa cancellato tutto quello che di sensato aveva detto prima, afferma:  "Si devono avere delle leggi che colpiscano i reati commessi attraverso il Web, di qualsiasi tipo: dall’insulto alla minaccia, dall’ingiuria alle cose anche più gravi. Però occorre che ci sia una legge nazionale, ma soprattutto una volontà internazionale" .   Secondo il Preseidente Grasso, ex-Procuratore Nazionale Antimafia, il Web necessita di interventi ad hoc che colpiscano chi insulta, minaccia o altro ancora. Rimane da capire, quindi, perché leggi di questo tipo non possano essere già regolarmente applicabili al Web così come del resto già accade,  naturalmente con i limiti di appliabilità che derivano dal fatto che   Internet,  è al di fuori di ogni confine geografico o politico. Leggi ad hoc non possono certo andare a normare la transnazionalità di reati che si sono compiuti con rinterzi o rinquarti di paesi che non hanno accordi di collaborazione. Un discorso diverso sarebbe quello di definire a livello mondiale, in una sede come ONU o G20, un protocollo comune di collaborazione e di gestione delle evidenze forensi di un illecito o reato informatoco o digitale. Questo sarebbe veramente importante e sarebbe un primo passo per superare i problemi di transnazionalità di illeciti e rati digitali.

Sulla stampa online questa mattina è uscito un artico sul crescente furto degli smartphone http://www.lastampa.it/2013/05/03/tecnologia/smartphone-aumentano-i-furti-e-le-case-produttrici-guadagnano-8PwIRqm3OaAFbfwr92EJRM/pagina.html.  Il problema non è tanto nel fatto che le case produttrici possano trarne indubbi guadagni, quanto che gli smartphone hanno al proprio interno tutti i dati che normalmente si hanno sul desktop: spesso sullo smartphone ci sono dati più personali e "delicati" di quelli che normalmente teniamo sul pc. Tutto ciò perchè erroneamente riteniamo che avendo sempre lo smartphone con noi  i nostri dati siano al sicuro, trascurando invece che lo smartphone è spesso privo di sitemi di difesa da malware e virus, trascurando il fatto che il sistema operativo su cui si basano gli smartphone sono spesso derivazioni di dialetti linux di una decina di anni fa e si portano dietro una storia infinta di bug di sicurezza.

In ogni caso rubare uno smartphone è sicuramente più facile che rubare un desktop o un notebook, fosse solo per le dimensioni più ridotte. Ma  porta con se molti più dati, anche intimi,  del classico computer.

Con la sentenza 18826 la suprema corte ha decretato come l'uso di un nickname con dati altrui rappesenti sostituzione di persona e come tale sia perseguibile. Nel caso di specie l'imputata a si era "limitata" a inserire nella chat a luci rosse un "nickname" composto dalla iniziali della donna e il suo numero di cellulare; creando un chiaro riferimento alla persona reale.

Se in precedenza la Cassazione aveva sostenuto che la sostituzione di persona si realizza con la creazione di un account di posta elettronica, con il quale ci si "appropriava" delle generalità di un terzo, inducendo in errore gli internauti e danneggiando la persona a cui si rubava l'identità, ha ritenuto di dare un una interpretazione estensiva dell'articolo 494, andando ad tutelare anche la protezione dell'identità di terzi, messa a rischio non esclusivamente da possibili usurpazioni, «ma anche dalla falsa attribuzione di contrassegni personali».

Interessante e chiarissimo articolo sul sole24ore http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-04-30/reato-nickname-dati-altro-072956.shtml?uuid=AbrpHkrH

in ogni caso prima che il sospetto provveda a rimuovere ogni evidenza, specie in una chat, con il supporto di un informatico forense cristallizzate le evidenze della violazione. Le chat, specie quelle web, non tengono una history, è quindi fondamentale cristallizzare la flagranza di reato per poter far valere i propri diritti successivamente.

 

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