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in una intervista di questi giorni il comandante della Polizia Postale e delle Telecomunicazioni, Antonio Apruzzese, ha parlato di 113 online e di volanti del web: "Pensate alle volanti che girano per le strade. Ecco, funzionerà così. Nasceranno delle volanti anche per Internet, la polizia girerà sul web e monitorerà i social network pronta ad intervenire contro gli abusi, le diffamazioni, i falsi profili…"

In Italia ci si sveglia solo quando sono presi di mira personaggi noti, caso Boldrini, quante donne sono tutti i giorni oggetto di diffamazione, stalking, sexting su social network e in generale in Internet? Perchè ci si accorge solo ora che forse è necessaria una dimensione digitale dei servizi di pubblica sicurezza?

 

E in ogni caso anche per le volanti del web ci vogliono risorse economiche per perlustrare giorno e notte un universo che non ha confini ed è in continua espansione. E poi, la diffamazione e il "furto di identità"  (che come imputazione non esiste) non sono perseguibili d'ufficio, un profilo su facebook non ha la valenza di una carta di identià falsa, che senso ha scoprirli se poi non si possono perseguire?

E' necessario che si lavori in silenzio e fuori dall'onda mediatica. E' il momento che si avvii la globalizzazione dei sistemi di indagine, di analisi scientifiche e forensi. Condividere a livello mondiale tecniche e metodi di indagine forense in ambito informatico e digitale garantisce la perseguibilità dei reati; annunciare le gazzelle del web riempe solo i giornali.

 

ieri, 3 maggio 201,  il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ex Procuratore Anti mafia, in una intervista rilasciata a SkyTG24 (http://video.sky.it/news/politica/grasso_a_skytg24_serve_rapidita_nelle_leggi_per_il_lavoro/v158172.vid) conferma, come molti politici,  di aver poco chiaro cosa sia Internet ed il web. Prima parla di difficoltà a tracciare azioni criminali effettaute da server dislocati in paesi ostili,  di una globalizzazione che non consente il perseguimento dei reati e poi, come se avessa cancellato tutto quello che di sensato aveva detto prima, afferma:  "Si devono avere delle leggi che colpiscano i reati commessi attraverso il Web, di qualsiasi tipo: dall’insulto alla minaccia, dall’ingiuria alle cose anche più gravi. Però occorre che ci sia una legge nazionale, ma soprattutto una volontà internazionale" .   Secondo il Preseidente Grasso, ex-Procuratore Nazionale Antimafia, il Web necessita di interventi ad hoc che colpiscano chi insulta, minaccia o altro ancora. Rimane da capire, quindi, perché leggi di questo tipo non possano essere già regolarmente applicabili al Web così come del resto già accade,  naturalmente con i limiti di appliabilità che derivano dal fatto che   Internet,  è al di fuori di ogni confine geografico o politico. Leggi ad hoc non possono certo andare a normare la transnazionalità di reati che si sono compiuti con rinterzi o rinquarti di paesi che non hanno accordi di collaborazione. Un discorso diverso sarebbe quello di definire a livello mondiale, in una sede come ONU o G20, un protocollo comune di collaborazione e di gestione delle evidenze forensi di un illecito o reato informatoco o digitale. Questo sarebbe veramente importante e sarebbe un primo passo per superare i problemi di transnazionalità di illeciti e rati digitali.

Sulla stampa online questa mattina è uscito un artico sul crescente furto degli smartphone http://www.lastampa.it/2013/05/03/tecnologia/smartphone-aumentano-i-furti-e-le-case-produttrici-guadagnano-8PwIRqm3OaAFbfwr92EJRM/pagina.html.  Il problema non è tanto nel fatto che le case produttrici possano trarne indubbi guadagni, quanto che gli smartphone hanno al proprio interno tutti i dati che normalmente si hanno sul desktop: spesso sullo smartphone ci sono dati più personali e "delicati" di quelli che normalmente teniamo sul pc. Tutto ciò perchè erroneamente riteniamo che avendo sempre lo smartphone con noi  i nostri dati siano al sicuro, trascurando invece che lo smartphone è spesso privo di sitemi di difesa da malware e virus, trascurando il fatto che il sistema operativo su cui si basano gli smartphone sono spesso derivazioni di dialetti linux di una decina di anni fa e si portano dietro una storia infinta di bug di sicurezza.

In ogni caso rubare uno smartphone è sicuramente più facile che rubare un desktop o un notebook, fosse solo per le dimensioni più ridotte. Ma  porta con se molti più dati, anche intimi,  del classico computer.

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