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Dammi il QR Code della tua carta di imbarco e ti dirò chi sei!, Potrebbe essere la prima cosa che ci viene in mente a vedere il video di USA Today a questo link https://youtu.be/PdLfmR8CKT4

Purtroppo non c'è da ridere, la scansione del QR Code delle carte di imbarco negli USA da accesso ad un numero spropositato di informazioni sul titolare della carta, non è un data breach ma potremmo dire che ha la stessa portata.Con questo sarebbe interessante fare la stessa prova sulle carte di imbarco Europee per magari scoprire che anche da noi riusciamo ad acquisire dati personali dal QRcode.

Ho voluto fare la prova, usando google per cercare le carte di imbarco di alcune compagnie europee, e naturalmente qualche QRCode autentico lo troviamo senza grandi problemi. Leggendo il QRcode di queste carte di imbarco si scopre che ad esempio Lufthansa e RayanAir non mettono alcun dato del titolare del biglietto nel QRCode, riportano solo i dati del viaggio. Alitalia invece si distingue dalle altre. Infatti ho trovato online con google un biglietto Alitalia con QRCode che trovate a questo link Se leggete il QRCode con una qualunque App, viene fuori "M1CASSANELLO/NICOLA FCONRTAZ 0782 261Y018L000431010". E' chiaro che il biglietto è di Cassanello Nicola, gli altri dati non li so decifrare, potrà sembrare una banalità, qualcuno dirà sicuramente cosa vuoi che sia, ma se Lufthansa e RayanAir non riportano nome e cognome prechè mai Alitalia lo fa? si chiama pseudonimizzazione, ... un concetto che troviamo nel GDPR e che aiuta la privacy delle persone.

E' chiaro che negli USA siamo ben lontani dalla protezione dei dati personali che conosciamo in Italia (Alitalia esclusa :-) ) e in Europa. Alcuni concetti basilari introdotti dal GDPR come secuirty by default e by design, o Privacy Impact assessment, introdotti dal GDPR Europeo, rappresentano l'avanguardia di una tutela a cui gli USA e sicuramente anche altri paesi dovrebbero forse ispirarsi.

In ogni caso quando ci viene consegnato un biglieto o un documento con un QRCode.... provete a leggerlo con la vostra App.... potreste avere delle sorprese!

sms tradimentoGli sms dell'amante sono i testimoni del tradimento e sono più che sufficienti a suffragare la richiesta di separazione con addebito a carico del coniuge che è venuto meno al dovere di fedeltà. Lo sottolinea la Cassazione sentenza 5510. Il caso è quello di una coppia in cui la moglie ha scoperto che lui aveva un'amante, tramite alcuni sms arrivati sul cellulare del marito. La corte «ha giustificato l'addebito per la violazione dell'obbligo di fedeltà,
in ragione della scoperta di messaggi amorosi pervenuti sul cellulare» del marito e scoperti e letti «attentamente» dalla moglie.
Il caso di specie si riferisce ad eventi del 2007 quando ancora l'uso di del mondo social era cosa per pochi addetti ai lavori, oggi i vari Whatsapp, Telegram, Messenger e Facebook sono i migliori testimoni di tradimenti, tresche, litigi, offese e minacce di ogni genere, dal testo alle foto fino al messaggio audio.
Ricordate che non è sufficiente stampare le prove, perché abbiano valore in giudizio è necessario che la prova informatica, Facebook, Whatsapp, Telegram etc... siano acquisiti con metodologie forensi che siano garanzia di genuinità e originalità del dato ad una data specifica.

ispettorato del lavoroCon la nota prot. 1004 dell’8 febbraio 2017, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro,ha stabilito l’esclusione del lavoro domestico dall’applicabilità dell’art. 4 della legge n°300/70 in merito agli impianti audiovisivi.
In pratica l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha chiarito l'applicazione dei limiti relativi ai sistemi di videosorveglainza relativamente ai lavoratori domestici. Precisato che si definisce “lavoro domestico” l’attività lavorativa prestata esclusivamente per le necessità della vita familiare del datore di lavoro (art. 1, legge 339/1958), che ha per oggetto la prestazione di servizi di carattere domestico diretti al funzionamento della vita familiare, è evidente che non si svolge all’interno di un’impresa organizzata e strutturata ma, nell’ambito di un nucleo di natura per lo più familiare, oltretutto tale fattispecie di lavoro ha una sua specifica regolamentazione.
Il rapporto di lavoro domestico, nel contesto appena descritto, per l'ispettorato del lavoro è sottratto alla tutela dello Statuto dei lavoratori (legge n°300/1970) poiché in questo caso, il datore di lavoro è un soggetto privato non organizzato in forma di impresa; di conseguenza, è esclusa l’applicabilità dei limiti e dei divieti di cui all’art. 4 della legge n. 300/1970.
L'Ispettorato Nazionale del Laovro, specifica nella nota, che l’esclusione del lavoro domestico dall’applicabilità dell’articolo 4 della legge 300/1970 non sottrae però al rispetto dell’ordinaria disciplina sul trattamento dei dati personali, essendo confermata la tutela del diritto del lavoratore alla riservatezza come garantita dal D.lgs. 196/2003, che dispone la necessarietà del consenso preventivo e del connesso obbligo informativo degli interessati. 
Pertanto, il datore di lavoro domestico, all’atto dell’assunzione, dovrà rilasciare l'informativa preventiva ed ottenere il consenso del lavoratore al trattamento dei dati.
In pratica il laoratore domestico, se vuole lavorare, non potrà dire no alla videosorveglianza e d'altro canto il "datore di lavoro" potrà controllare che il domestico non si appropri di indebitamente di qualsivoglia oggetto presente in casa e usare legittimamente le videoregistrazioni in caso di ammanchi.