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La notizia è di questi giorni, la Suprema Corte di Cassazione, prima sezione penale, con la sentenza numero 36779 del 12 ottobre 2011 sembra legittimare lo spam.

infatti dal testo della sentenza al Suprema Corte esclude il reato di molestia per l'attività di spam.

A molti risulta discutibile, e questa obiezione è condivisibile,  in quanto il raffronto delle mail di spam con gli SMS  in quanto con i moderni terminali le mail arrivano all'utente mediante smartphone e Black Berry non regge: le mail oggi arrivano all'utente con la stessa pervasività con cui arrivano gli SMS.

Nel caso di spam non si può quindi eccepire la molestia, ma si può ecceprie il trattamento illecito dei dati da parte di chi fa spam.

Sempre più spesso si sente parlare di intercettazioni e di localizzazione di cellulari. si verifica un omicidio e a distanza di giorni gli inquirenti, ma credo che più facilmente sia opera degi giornalisti, affermano che il sospettato principale a quell'ora si trovava estattamente in camera piuttosto che in cantina o nel giardino.  L'effetto CSI si sta diffondendo con effetti devastanti.

Infatti se è vero che esistono tecniche per localizzare con buona precisione un cellulare, non la persona, è anche vero che si tratta di operazioni che sono eseguite in tempo reale attraverso il monitoraggio della posizione del terminale mobile sulla rete cellulare; ovvero si presuppone che il cellulare  sia già sottoposto ad intecettazione o sotto monitoraggio.

Naturalmente quando però accade un reato, i cellulari dei sospetti non sono preventivamente sottoposti intercettazione.

Dopo giorni o settimane non potremo assolutamente dire dove era il sospetto alle 12:45. All più potremmo dire che il suo telefono agganciava una cella piuttosto che un'altra ma nessuno potrà dire, basandosi su dati tecnici, che il terminale si trovava in via Giulio Cesare al civico 8, o  che era in camera piuttosto che in cucina.

Queste sono eleaborazioni che sono eseguite in tempo reale e che gli operatori non registrano, o che comunque se registrano non conservano per ovvi motivi di spazio.

 

La sentenza della Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 08.06.2011 n° 12489 conferma orientamento in tema di rapporto tra il licenziamento del lavoratore subordinato ed il ricorso alle agenzie investigative da parte del datore di lavoro.

In particolare il ricorso a un agenzia investigativa è giustificato non solo per l'avvenuta perpetrazione di illeciti e l'esigenza di verificarne il contenuto, ma anche in ragione del solo sospetto o della mera ipotesi che illeciti o reati siano in corso di esecuzione (cfr. Cass. n. 3590 del 14 febbraio 2011; Cass. n. 18821 del 9 luglio 2008; Cass. n. 9167 del 7 giugno 2003 ed altre conformi).

l'art. 2 della legge 300 del 1970 (Statuto dei Lavoratori) parla di Guardie Giurate e non di Agenzie di Invesigazione; l'interpretazione estensiva della norma, sulla base del pronunciamento della Cassazione Civile ci permette di dire che l'azienda ha diritto e titolo a procedere ad accertamenti tecnici nei confronti del dipendente quando non abbia per oggetto l’inadempimento dell’obbligazione lavorativa, bensì le condotte poste in essere dal lavoratore, di carattere,civile, fiscale  o penale, che in ogni modo esulano dal contenuto della prestazione di lavoro.

L'azienda può ricorre a Guardie Giurate, agenzie investigative ma anche a Esperti di Computer Forensics per verificare e accertare illeciti o reati avvenuti ad opera dei suoi dipendenti.

 

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