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Wind Tre dovrà comunicare per iscritto agli oltre 5mila clienti di aver subito un attacco informatico lo scorso 20 marzo che ha consentito di visualizzare e acquisire in chiaro le user id e le password necessarie per l’accesso al loro profilo online e al rischio di furto dati fra cui nominativo, codice fiscale, numero di telefono, mail, indirizzo e fatture degli ultimi sei mesi per chi li ha richiesti.

Lo ha stabilito con estremo ritardo il Garante Privacy nel suo provvedimento n. 226 dell’11 maggio scorso. Se queste sono le prove tecniche di GDRP e gestione del data breach iniziamo male. Nel mondo interconnesso di oggi nessuno, neanche il Garante Privacy si può permettere di essere lento in particolare quando la questione riguarda il furto di dati personali. Tempestività è una delle parole chiave del GDPR per la gestione di un breach ed è chiaro che è mancata, 1 mese e mezzo non è certo un indicatore di tempestività.
L'altro concetto chiave è "digital investigation"; l'ispezione del garante ha accertato come i dati dei 5000 clienti fossero presenti in un file generato nel corso di un intervento tecnico che per errore non era stato cancellato a termine delle operazioni ed era divenuto oggetto di furto. Purtroppo però non ha chiarito come e da dove "ignoti" si siano potuti introdurre nei sistemi di Wind Tre per poter sottrarre quel file.

Le aziende, anche nelle più grandi, continuano a concentrarsi esclusivamente sull’aspetto tecnologico di difesa informatica, la cyber difesa, falsamente rassicurati dal marketing di vendor e consulenti cyber, si illudono di non poter essere attaccati e di non correre rischi.

Troppo spesso questa falsa sicurezza fa si che si scelga di non si predisporre nè di formare team dedicati alla gestione degli incidenti, che abbiamo le competenze e gli strumenti per il monitoraggio, la tracciatura, indagine e raccolta delle digital evidence per un'analisi forense di un attacco informatico.
Un Team CSIRT oltre a monitorare la sicurezza aziendale e monitorarne eventuali compromissioni, deve essere in grado di dare seguito ad una indagine forense su un data breach o un leak per eventualmente poter avviare la tutela legale e assicurativa nel post incidente.

Wannacry non è un attacco normale, ha colpito 156000 computer e se ne parla come ne avesse colpiti 2 Milioni, ci sono tante botnet da 2 Milioni di pc di cui nessuno parla di cui non ci si preoccupa... Per Wannacry hanno usato un exploit pubblicato da ShadowBrokers il 14 aprile, un mese fa. Un exploit che non doveva funzionare se qualcuno si fosse preoccupato di gestire il patching dei sistemi, sopratutto dopo l'uscita dei tools di ShadowBrokes...


Il venerdì sera del 12 Maggio ti arrivata Wannacry, in italiano "voglio piangere" un nome, un programma. Nel giro di poche ore mette KO, Telefonica, Renault, FedEx e gli ospedali britannici... oltre a tante altre realtà in tutto il mondo
Vi sembra normale che colossi come Telefonica e Renault siano vulnerabili a questi attacchi? Non dovrebbero avere un team dedicato a gestire la sicurezza IT con tempestività? l'interrogativo più interessante arriva ora. Wannacry è stato disattivato, cioè è stato premuto il pulsante rosso di Emergenza.. da quando in qua chi scrive codice malware mette a disposizione un pulsante di emergenza???? Da quando in qua i ramsoware si bloccano con il pulsante di emergenza?

A meno che non si trattasse di una prova fatta per misurare i tempi di diffusione, la capillarità, o i tempi di risposta. Da bloccare ad un certo punto.... perché di pazzi il mondo è pieno ma di pazzi che mettono il pulsante di arresto sulle bombe...non ne ho mai visti, ci sono sempre voluti gli artificeri per disinnescarle.

Per me tutta la questione ha più il sapore di un sottile gioco strategico, della serie vediamo quanti sistemi riesco a compromettere in x ore, o vediamo quanto tempo impiegate a trovare il pulsante di emergenza..
Dietro tutto questo c'è sicuramente una mente diabolica che ha un piano molto più ampio di wannacry, che ha usato la disattenzione, l'incompetenza e il semplice menefreghismo di chi è alla guida di aziende IT e non si preoccupa realmente di trasformare la sicurezza in quotidianità

E ora cosa ci dobbiamo attendere se ciò che abbiamo visto è stata solo una esercitazione... non ho idea, forse altre esercitazioni stile wannacry prima di un grande attacco globale per il quale non sarà sufficiente staccare i computer da Internet ma dovremo spengerli... Dobbiamo prendere coscienza del fatto che abbiamo costruito, all'insegna del motto "soldi subito", un mondo IT estremamente fragile: l'IoT è fragilissimo e potrebbe diventare un grande boomerang, inoltre ci sono migliaia di exploit 0 day sicuramente più pericolosi di quello usato da wannacry che potrebber colpire da domani..

Vediamo quindi, se la "lesson learned" serve a qualcosa, se incominciamo rapidamente a porre maggiore attenzione ai rischi sicurezza, a mettere persone skillate a gestire la sicurezza e l'IT, ma sopratutto se smettiamo tutte le volte di ragionare come spesso mi capita di sentire
"non è capitato fino ad ora... perchè dovrebbe succedere ora.." se non impariamo da wannacry... avremo tanti episodi di wannacry 2,3,4... come per le più famose serie... ma con impatto sul mondo reale: finanza e posti di lavoro

La Corte di cassazione con la sentenza n. 10836/2017 ha confermato il licenziamento per giusta causa del dipendente dell'Inps che svolge in favore di una società un'attività di consulenza incompatibile con il suo ruolo e "usando il fax aziendale per scopi estranei a quelli dell'ente".

Il valore di questa sentenza è nell'interpretazione estensiva all'utilizzo di tutti gli strumenti aziendali, come del resto la sentenza lascia comprendere, l'utilizzo di strumenti aziendali, che si tratti di fax, mail, stampanti, o computer al per scopi estranei a quelli dell'ente o dell'azienda è motivo licenziamento per giusta causa. Il fatto che si utilizzino risorse aziendali per scopi non legati all'attività aziendale arreca un danno economico e un ingiusto profitto ad altri.

Quando questo concetto lo applichiamo al contesto delle risorse informatiche che l'azienda mette a disposizione delle sue maestranze, assume una connotazione importante, sopratutto in un paese come il nostro, in cui il cellulare aziendale piuttosto che il notebook, sono percepiti e vissuti più come benefit invece che come strumenti di lavoro forniti per svolgere mansioni specifiche; in questo senso la sentenza di cassazione va ca confermare l'orientamento già presente nel Jobs Act. Certamente per poter individuare tali tipi di abuso è necessario un piano di audit IT che da un lato rispetti le libertà personali di dipendenti e collaboratori, ma che allo stesso tempo permetta di tutelare l'azienda contro usi impropri e abusi delle risorse aziendali.

Piano e attività di Audit che in ambito information technology, data la volatilità e fragilità delle prove informatiche, è doveroso siano condotte secondo i principi della digital forensics per poter disporre di elementi oggettivi, scientifici e opponibili a terzi.

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