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Gli istituti di credito e i loro clienti si trovano a fare i conti con una normativa che si stratifica nel tempo e che sta diventando estremamente pesante in termini di adempimenti che devono essere completati.  Una delle normative a cui gli istituti di credito pongono maggiore attenzione è quella sull'antiriciclaggio. Il D.lgs 231/2007 recante disposizioni in materia di prevenzione del riciclaggio e finanziamento del terrorismo e il D.Lgs 141/2010 approvato dal Governo il 14 settembre 2012 che introduce modifiche al TUB hanno definito obblighi normativi, richiedendo controlli aggiornati sopratutto per quanto riguarda l'adeguata verifica della clientela, sia persone fisiche che giuridiche. In base all'art. 18 del D.Lgs 231/2007, agli istituti è richiesto di identificare il cliente e verificarne l'identità sulla base di documenti, dati o informazioni ottenuti da una fonte attendibile e indipendente, nel caso di persone giuridiche identificarne il Titolare Effettivo. Gli istituti di credito devono inoltre ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del prapporto continuativo o della prestazione professionale e svolgere un controllo costante nel corso della relazione finanziaria. In caso di impossibilità ad effettuare l'adeguata verifica l'istituto deve rifiutare l'apertura di un rapporto e astenersi dall'eseguire operazioni, con la restituzione dei fondi ai clienti solo tramite bonifico su conto corrente di altro istituto indicato da cliente stesso.

Ed è proprio in questo ultima azione prevista dalla legge, che sostanzia il ragionamento legittimo per cui se non ti riveli ti rendo tutto, che il legislatore cade nell'errore di legittimare il riciclaggio. infatti se un rapporto finaziario con la bancanon può andare avanti perchè viziato dall'adeguata verifica che non può essere completata,  c'è un rischio concreto che si tratti di depositi derivanti da fondi di dubbia provenienza e di ancor più dubbio impiego. In qeusto caso la banca deve restituire il tutto al cliente mediante bonifico su altra banca, e se la banca destinatia del bonifico fosse una banca "straniera" ma su circolarità Italian, per cui non scattano i controlli di rito per bonifici esteri, praticamente si legittimerebbe il ricilaggio rendendo l'istituto correo. Non sono molte le banche "straniere" che operano in circolartà italian, ad esempio le banche di S.Marino. I bonifici verso queste banche sono bonifici ordinari, in circolarità, peccato che per avere dati da queste banche su operazioni sospette sia necessaria una rogatoria Internazionale. Ed ecco che le leggi contro il terrorismo e il riciclaggio alla fine riescono a legittimare ciò che volevano ostacolare.

La crisi non risparmi nessuno ed è proprio in queste circostanze che si aggrava il fenomeno delle frodi interne alle aziende.

L'onestà dei propri impiegati, manager e persone che occupano posizioni apicali è un fattore fondamentale per la competizione nel mercato globale. I casi di abuso della propria posizione non sono affatto rari, l'utilizzo della propria posizione di lavoro per trarre un beneficio personale attraverso un uso scorretto delle risorse e dei beni aziendali rappresenta una frode ai danni dell'azioneda. La stima delle perdite dovete a frodi interne in area Euro e neli USA è nell'ordine del 5% dei ricavi annuali di ciascuana azienda.

Le frodi Interne, classificate da Association of Certified Fraud Examiners,  come frodi occupazionali, minacciano maggiormente le piccole aziende meno dotate di strumenti di controllo e quindi più vulnerabili. E' un fenomeno che copre indiscriminatamente tutti i settori, dal quelli finanziari a quelli industriali, fino alle agenzie governative e alle aziende manifatturiere.

Più alto è il livello aziendale di chi compie una frode, maggiore la dimensione della perdita. Le frodi che possono essere condotte vanno dalla corruzione: il passaggio di tangenti, donazioni illecite, alterazione bandi gara; all'appropriazione di beni aziendali: denaro, rimborsi alterati, ma anche uso illecito di cellulari, telefoni e macchine aziendali. Fino a giungere alle alterazioni contabili.

L'adozione di processi di audit uniti all'applicazione di  tecniche di computer e financial forensics permettono di identificare, tracciare e cristallizzare le evidenze o le tracce telematiche di frodi  condotte contro l'azienda, presenti su computer, cellulari, email, software gestionali, database.

 

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L'unica verità sul caso Snowden è che i media hanno creato più clamore dei dati  del caso stesso. Snowden è stato fatto passare per uno 007, per un analista dell'NSA ma era ed è stato solamente un sysadmin. E il modo rocambolesco e privo di ogni astuzia strategica in cui sta gestendo la sua fuga lo testimonia, uno 007 non avrebbe fatto i passi che ha fatto lui, a partire dalla scelta di Hong Kong, fino alla fuga in Russia. Per non parlare delle accuse rivolte dalla UE agli  USA di spiare tutto il mondo, per poi scoprire che anche gli inglesi spiavano, (http://gossip.libero.it/focus/26020751/datagate-nuove-rivelazioni-di-snowden-anche-l-intelligence-inglese-spia-tutto-e-condivide-i-dati-con-l-agenzia-nsa/nsa/?type=naz) , e che i francesi facevano lo stesso (http://247.libero.it/rfocus/18282031/1/le-monde-anche-francia-spia-email/) non mi stupirei di scopire nei prossimi giorni che anche gli irreprensibili tedeschi spiano tutti.

Insoma di errori, di falsità, di ipocrisia da quasi un mese si riempono giornali e le pagine web; non un giornalista, non un giornale che abbia valutato e verificato i dati pubblicati e le fonti.  Forse i dati veri potrebbero essere talmente banali e poco significativi  che non farebbero notizia e non varrebbe la pena di parlarne...

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