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  • Cassazione: IP e LOG al centro delle indagini informatiche

    I giudici della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 5352 del 5 febbraio 2018 hanno stabilito che senza la individuazione dell´indirizzo IP, i messaggi offensivi tramite Facebook, non integrano il reato di diffamazione.
     
    Secondo la Suprema Corte la questione è che "Conoscendo l’indirizzo IP di un qualsiasi dispositivo elettronico, si può risalire al provider che ha fornito l’accesso al web." e quindi all'utenza telefonica collegata
    Durante le indagini,  L’Autorità Giudiziaria dovrebbe emettere un decreto di “acquisizione dei file di log” che permette di scoprire l’intestatario del contratto di connessione al fine di verificare che questo coincida con il titolare del profilo che ha posto in essere la diffamazione. 
     
    Tuttavia dobbhiamo ravvisare che la decisione degli ermellini non tiene in cosiderazione alcuni contesti tecnologici e normativi in cui questo tipo di informazione, 'indirizzo IP e il reale utilizzatore,  non potrebbe essere acquisito compiutamente 
    infatti ammettendo che durante le indagini informatiche disposte dalla PG o dall'Autorità Giudiziaria si riescano ad ottere i file di log da Facebook, 444444 l'indirizzo IP contenuto in essi potrebbe non identificare correttamente il diffamatore in quanto questo soggetto potrebbe aver effettuato il suo post non dalla sua utenza mobile o fisssa,  ma da una varietà di altre  situazioni che ne potrebbero precludere l'ndividuazione a mezzo indirizzo IP:
    1 - wifi di un amico o un parente
    2 - wifi centro commerciale, Ikea, McDonalds, etc.. 
    3 - Internet Point
    4 - rete aziendale
    5 - proxy in internet
     
    e sicuramente ce ne sono anche altre situazioni
    In tutti i casi sopro esposti, ad  oggi non vie è nessun un obbligo di legge a tenere i log di acccesso alla rete da parte di privati o aziende;  anzi in contesti aziendali se un'azienda conservasse liberamente i log di accesso ad Internet senza preventivi e circostanziati accordi con le RSU,  richierebbe di incorrere in un trattamento illecito di dati. Altrettanto dicasi per i wifi dei centri commerciali e degli Internet Point,  da quando è decaduto il decreto anti terrorismo non hanno più  troppi obblighi, per non parlare di chi condivide la propria wifi casalinga con gli amici,  abitudine molto diffusa fra i giovani.
     
    Personalmente, anche se in parte comprendo la scelta della suprema corte, credo che le questioni tecniche possano rappresentare un problema alla corretta applicazione del disposto della sentenza. 
    Normalmente la Suprema Corte fornisce con le proprie sentenze principi interpretativi di ampio respiro, in questo caso si è spinta in un contesto molto tecnico costituito da molte variabili  forse fuori dalla sua portata degli ermellini 
  • Tutto quello che Facebook sa di noi, che noi non sapevamo.

    Molti usano facebook in maniera molto disinvolta, pubblicando di tutto e non stando tanto attenti a chi danno l'amicizia; altri invece sono molto più attenti, in entrambi i casi chi fa la parte del leone è facebook: sa tutto di di noi, dal nostro diario  ai nostri interesssi fino ai messaggi scambiati coni nostri amici..... facebook ha una memoria molto grande......  voi magari vi siete dimenticati di aver cancellato un amico o di aver inviato 10 volte una richiesta ad un altro amico;  facebook ricorda tutto; e non si vergogna a dirlo.... anche se trovare la pagina in cui ci dice cosa conserva non è stato così banale.

    Per chi è curioso di sapere cosa conserva facebook di noi e della nostra vita social date un'occhiata a questa pagina https://www.facebook.com/help/405183566203254   e forse da domani sarete più attenti? forse

     

    Per non parlare di quei log, di cui ancora non ci dice nulla, in cui prende nota per possibili usi futuri, dei dispositivi da cui ci connettiamo sapendo bene che versione di sistema operativo usaimo, qual'è il nostro browser preferito, quale operatore telefonico abbiamo, quale modello di cellulare abbiamo, se lo cambiamo.... etc...  ma questo ancora Mark non ce lo racconta 

     

  • UE vieta Facebook ai minori di 16 anni

    Vietare piuttosto che educare sembra essere il motivo ispiratore del legislatore europeo. Vietare l'accesso ad Facebook per i minori di 16 anni è un provvedimento assolutamente inutile; come se non si sapesse che i ragazzi possono fare profili fake dichiarando un'età che non hanno; come se facebook fosse il male di Internet in mano ai minori; ci, anzi si dimenticano di ask.fm, di whatsapp, di teleram etc... Perché questi maledetti burocrati una volta tanto, invece di fare i ragionieri dell'Europa, non si impegnano a costruire un mono migliore per i giovani, promuovendo l'educazione all'uso consapevole e corretto di Internet? C'è bisogno di Educare non di Vietare, il marcio di Internet verrà isolato solo se i suoi utilizzatori hanno coscienza e conoscenza di cosa stanno utilizzando e come. Per chi fosse interessato all'articolo lo trovato sulla stampa a questo link http://www.lastampa.it/2015/12/16/societa/lunione-europea-vieta-facebook-ai-minori-di-anni-FgVcsgVKFcq1YaINrl3hmL/pagina.html

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