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Questa mattina quando su Linkedin ho letto questa notizia "impronte digitali per le presenze, Misure anti-furbetti al Cardarelli" sono rimasto alquanto perplesso. quello che ho percepito subito dal titolo è stata sproporzione e incompetenza. Non è necessario arrivare ad un trattamento di dati biometrici per bloccare furbetti del cartellino, anche perchè c'è modo di aggirare la soluzione... , sarebbe stato più utile e meno costoso concordare/negoziare con la RSU/ispettorato del lavoro un accordo per la videosorveglianza di certe aree ai fini della tutela del patrimonio.
Mi sorprende anche l'OK dato dal Garante privacy, che di solito invita alla proporzionalità delle misure di controllo. infatti dall'articolo si legge "l’obiettivo principale dell’istallazione del sistema di rilevazione biometrica non è di accertare la prestazione lavorativa del singolo dipendente», bensì «di garantire che ogni dipendente registri l’inizio della prestazione lavorativa unicamente per se stesso e non per altri colleghi»
Dal punto di vista dell'azienda l'obiettivo è essere certi che ogni dipendente registri solo la propria prestazione lavorativa. Tuttavia è abbastanza noto come le impronte digitali non siano così affidabili come viene raccontato, ma sopratutto le impronte biometriche possono essere clonate con strumenti relativamente semplici ed economici, si veda a titolo di esempio https://mobile.hdblog.it/2016/02/25/bypass-scanner-impronte-pongo/ https://www.tomshw.it/rubare-impronta-digitale-una-foto-possibile-82602
Quindi se la soluzione è sproporzionata e debole dal punto di vista della clonazione, che senso ha? viene da chiedersi da che parte stanno i furbetti.


Approvata dal Senato la norma che dispone il cambio dei termini sulla data retention:estesi a sei anni il termine di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico e di quelli relativi alle chiamate senza risposta.
Una modifica significativa rispetto agli attuali limiti definiti dalla normativa privacy che fissa la data retention in due anni per il traffico telefonico, in un anno per quello telematico e in 30 giorni per le chiamate senza risposta.


Approvata dal Senato la norma che dispone il cambio dei termini sulla data retention:estesi a sei anni il termine di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico e di quelli relativi alle chiamate senza risposta.
Una modifica significativa rispetto agli attuali limiti definiti dalla normativa privacy che fissa la data retention in due anni per il traffico telefonico, in un anno per quello telematico e in 30 giorni per le chiamate senza risposta.